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Goal Striving e autosabotaggi del Runner

Goal Striving e autosabotaggi del Runner

Obiettivi. 

“Gli obiettivi portano motivazione e la motivazione porta all’azione.

Sembra una formula semplice da applicare ma quando si parla di sport le cose non stanno proprio così. Molte volte, fissarsi degli obiettivi (goal setting) nella corsa non basta, e le persone devono fare i conti con il goal striving, ovvero il processo che consiste nel trasformare le intenzioni in azioni concrete in modo da raggiungere ciò che ci prestabiliamo. Se ti prefissi un obiettivo podistico, potresti andare incontro a una serie di ostacoli come ad esempio quelli legati all’inizio di una nuova attività sportiva (es. cambiamento dello stile di vita, abitudini alimentari), la costanza negli allenamenti (es. ritagliarsi del tempo per correre, disponibilità di sentieri non trafficati nelle vicinanze) o la distribuzione delle energie psicofisiche nelle ultime fasi d’avvicinamento alla competizione.

Gli autosabotaggi.

Uno dei nemici più grandi del goal striving è la paura del fallimento, e le persone per proteggerci da tale a volte mettono in atto una serie di comportamenti controproducenti conosciuti con il nome di autosabotaggi. Alcuni esempi d’autosabotaggi sono: dormire poco, fare allenamenti fin troppo semplici, procrastinare o usare un self-talk negativo (per saperne di più sul self-talk leggi l’articolo). Se condizionano il risultato finale allora perché lo facciamo? perché gli autosabotaggi ci forniscono una valida scusa nei confronti del fallimento. Proprio perché sbagliando in questi particolari, abbiamo l’alibi per dire a noi stessi che non abbiamo dato il 100% in caso di disfatta, rendendo la sconfitta più sopportabile e lasciando una porta aperta per il futuro. La frase d’ordine? “mi sono impegnato sì, ma non abbastanza“.

If-Then Plan.

Una tecnica psicologica utile per far fronte agli autosabotaggi è quella del piano “Se… Allora” (tr. If-Then Plan). Grazie a questa strategia, il runner è in grado d’identificare i propri comportamenti autosabotanti e reagire di conseguenza. L’idea è quella di riflettere sulle “scuse” che di solito emergono quando la persona vuole raggiungere un obiettivo, capire se hanno un fondamento razionale o irrazionale e, se sono irrazionali, fare un piano d’azione per combatterle. È una strategia piuttosto semplice ma è fra le più utili per rimanere “in pista”.

Perché funziona?

Avere dei piani “se-allora” porta con sé diversi benefici. Primo, ti permettono d’individuare e reagire agli ostacoli che ti separano dal tuo obiettivo finale. Secondo, ti permettono di risparmiare tempo ed energie che altrimenti impiegheresti cercando un modo di affrontare il problema. Terzo, aumentano il senso di fiducia in sé stessi di fronte agli imprevisti dal momento che l’atleta è preparato a rispondere in maniera positiva e adattiva.

Come fare?

1.- Come primo passo bisogna essere consapevoli di avere un obiettivo chiaro in testa. Alcuni esempi possono essere correre per 10 km senza fermarsi, abbassare il proprio Pb o impegnarsi nelle sessioni d’allenamento. Se invece avevi già un obiettivo certo ma stai riscontrando problemi nel raggiungerlo, chiediti cosa vuoi raggiungere in questo preciso momento. Rivedere il tuo piano iniziale può essere una ottima occasione per inserire elementi di novità al tuo programma e ritrovare l’entusiasmo evitando gli autosabotaggi.

2.- Fai una riflessione su te stesso e cerca d’individuare i comportamenti che minano il tuo obiettivo. Cerca di capire quali sono le cose che fai in allenamento o a casa che hanno un impatto negativo nei confronti del tuo obiettivo finale. Come menzionato prima, alcuni esempi d’autosabotaggi possono essere la procrastinazione, il cattivo riposo o la mancanza d’impegno negli allenamenti.

3.- Cerca di comprendere il perché delle tue azioni. È perché avevi paura di non finire l’allenamento? non ti piace allenarti da solo e vorresti allenarti in gruppo? o temi il giudizio altrui in caso di disfatta?

4.- Per concludere, fai un piano d’azione per il futuro e individua una soluzione adattiva per controllare la tua reazione di fronte alla tentazione d’autosabotarti.

SE in futuro…………… (comportamento autosabotante)

ALLORA  ………….    (comportamento proattivo per contrastare l’autosabotaggio)

 

Author

Paolo Jesus Olivari, Psicologo dello sport
Iscrizione Albo OPL (Ordine degli Psicologi della Lombardia) n. 20564
Socio AIPS (Associazione Italiana di Psicologia dello sport e dell’Esercizio)
Specializzato in: Sport d’endurance, resilienza psicologica e mental training
Ex-atleta Fidal (PB 800mt: 1:51.48)

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